sabato 27 aprile 2013

la tecnica

   Con la rivoluzione agricola l'uomo cambió genere di vita passando da cacciatore e nomade ad una vita stanziale fondando i primi villaggi.
   La tecnica (dal greco τέχνη -téchne), insita nella stessa natura umana,  è l'insieme delle norme applicate e seguite in una attività intellettuale e/o manuale,  e prendendo l'avvio da "un inconscio processo di prove ed errori" viene trasmessa attraverso l'imitazione e l'esperienza.
   José Ortega y Gasset (1883-1955) inizió una conferenza sulla tecnica dicendo :"Senza la tecnica l'uomo non esisterebbe, né sarebbe mai esistito".

La tecnica storicamente é divisa in :
TECNICA DELL'AZAR - ove si ha un approccio casuale con la tecnologia. La persona che produce, l'homo faber, si riconosce dietro la sua opera.
TECNICA DEL ARTESANO - l'artesano come il contadino riesce a seguire completamente il ciclo produttivo. Per l'artigiano lo strumento (l'attrezzo) é solo un'appendice dell'uomo che lavora in prima persona.
TECNICA DEL TECNICO - Quando l'uomo prende piena coscienza delle proprie azioni. Per il tecnico la macchina diventa molto piú importante perché é l'uomo ad aiutare la macchina e non piú il contrario.

   La ricerca conduce allo sviluppo e alle innovazioni tecnologiche, ma mentre oggi sono ben accette e viste come indispensabili per un progresso, sin dall'Antichità e ancora nel Rinascimento la metallurgia e la medicina erano viste come operazioni magiche.
Il magnetismo e l'elettricità erano definite come "forze oscure" di cui si conosceva poco, e dato che "l'ignoto" spaventa viene spesso associato al demonio. Opere straordinarie venivano identificate come atti contro natura e contro la volontá divina.
   In alcuni casi però si comprese l'importanza della tecnologia e la si accettò, dato che il suo utilizzo risultava conveniente. Ad esempio l'astrolabio (astrum= astro - labor, labi = scorrere, scivolare su un piano inclinato), è considerabile la mappa piana della sfera celeste, strumento scientifico utlizzato sin dal mondo greco utilissimo per la navigazione, permette infatti di misurare l'altezza delle stelle sull'orizzonte e  di valutare l'ora astronomica conoscendo la longitudine o viceversa.
In alcuni riferimenti di Vitruvio leggiamo che vi era un impiego di alcuni dispositivi meccanici: macchine per la misura del tempo (orologi) e dello spazio (odometri).
Si compirono già prima dell'anno 1000, da alcuni arabi, i primi esperimenti di volo con una sorta di aliante. All'inizio dell' XI secolo Eilmer costruì un aliante che percorse 200 metri ma finì con lo schiantarsi a terra, presumibilmente per il fatto che era privo di coda.
Nel medioevo fu inventato il mulino a vento che si diffuse in fretta nel mondo occidentale. Già nel  I secolo dopo Cristo Erone di Alessandria aveva proposto un organo in cui il mantice a stantuffo cilindrico era mosso da un mulino a vento e da un albero a camme.

   Ne "La Divina Commedia" di Dante Alighieri troviamo alcuni riferimenti ad alcuni manufatti, macchine e processi che manifestano la tecnologia medievale:

ditemi, acciò ch'ancor carte ne verghi      (Purgatorio, 26,64)

Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio,
nostro volume, ancor troveria carta
u' leggerebbe "I' mi son quel ch'i' soglio";                         (Paradiso, 12,121-123)

E come suono al collo de la cetra                       (Paradiso, 20,22)

ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave ;                       ( Purgatorio, 10,42)
      
e' m'indussero a batter li fiorini       (il conio)                    (Inferno, 30,89)

pagando di moneta senza conio                                     (Paradiso, 29,126)

ch'era sicuro il quaderno e la doga;  
(i registri e le misure pubbliche non erano falsificati)                     (Purgatorio, 12,105)

e una vedovella li era al freno,
(e una vedovella, gli teneva le briglie del cavallo)   (rif. al morso)     (Purgatorio, 10,77)

che le cappe forniscono poco panno.                           (Paradiso, 11,132)

ch'avere inteso al cuoio e a lo spago                            (Inferno, 20,119)

Non fece al corso suo sì grosso velo                                (Inferno, 32,25)

a volger ruota di molin terragno,   
quand'ella più verso le pale approccia,                           (Inferno, 23,47-48)

girando sé come veloce mola;                                         (Paradiso, 21,81)

invidia move il mantaco a' sospiri.                       (Purgatorio, 15,51)

come dal fabbro l'arte del martello,                       (Paradiso, 2,128)

Indi, come orologio che ne chiami                                (Paradiso, 10,139)

E come cerchi in tempra d'oriuoli  
tempra=ordinato)                                                                (Paradiso, 14,13)

così come color torna per vetro                                      (Paradiso, 2, 89)

perch'io la veggio nel verace speglio                            (Paradiso, 26,106)










*fonti: Libro di testo "Storia delle macchine" del professor Vittorio Marchis

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